Detto anche Dronte, era un uccello columbiforme della famiglia Columbidae, endemico dell’isola di Mauritius. Incapace di volare, si nutriva di frutti e nidificava a terra. Si estinse rapidamente nella seconda metà del XVII secolo in seguito all’arrivo sull’isola dei portoghesi e, successivamente, degli olandesi. Si crede che il progenitore del dodo fosse arrivato a Mauritius dall’Asia Meridionale. Il suo progenitore più prossimo, noto da alcuni resti fossili, doveva essere lungo 35 cm, frugivoro e capace di volare. L’ambiente favorevole, la scarsità di predatori abituali e il clima che offriva la possibilità di limitare spostamenti e migrazioni, fecero in modo che avvenisse in loro un atrofizzazione delle ali, cui corrispose una graduale modifica delle abitudini alimentari, che si rivolsero verso il cibo “a terra”. Le modifiche strutturali selettive non interessarono solo gli arti anteriori e il becco, ma riguardarono anche le dimensioni dell’animale, che aumentarono dai 35 cm di lunghezza ai 50 cm e oltre. Il peso di queste creature si attestava attorno ai 25-30 kg. Le dimensioni notevoli di questo uccello lo resero stazionario, quindi molto legato al suo ambiente. Ma l’importazione da parte dell’uomo di specie alluctone invasive (come maiali, ratti, cani, gatti e scimmie), che danneggiarono questa specie sia direttamente (predandolo) sia indirettamente (consumando frutti, distruggendo o predando uova e pulcini) contribuirono alla sua estinzione. I suoi parenti viventi più prossimi sono probabilmente le colombe coronate e il piccione dentato. Secondo alcune fonti, l’ultimo dodo sarebbe stato avvistato nel 1662; altre riportano l’estinzione al 1681. Nel 1977 l’ornitologo Stanley A. Temple notò che sull’isola il numero dei tambalacoque (Sideroxylon Grandiflorum, chiamata in passato Calvaria Maior), un albero che era assai diffuso sull’isola, si era drasticamente abbassato in seguito all’estinzione del Dronte e che le loro età erano molto avanzate. Facendo risalire la nascita degli alberi rimasti 300 anni prima, periodo in cui si sono visti gli ultimi dodo, Temple ipotizzò che la Calvaria Maior e il Raphus cucullatus (il dodo) fossero uniti in qualche modo, fino a dipendere l’uno dall’altro, vivendo, perciò, in una simbiosi. Si suppone il dronte si nutrisse dei frutti dei tambalacoque e che il suo robusto ventriglio avesse un’azione erosiva sui duri tegumenti del seme, rendendolo in tal modo germinabile.

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