ALCA IMPENNE

Uccello incapace di volare della famiglia degli Alcidi, scomparso attorno alla metà del XIX secolo. Nidificava su isole rocciose e remote che offrivano un facile accesso all’oceano e una ricca disponibilità di cibo, cose piuttosto difficili da trovare in natura, per cui l’alca si riprodusse solo in poche località. Si radunavano in colonie fitte e numerose, deponendo un solo uovo sulla nuda roccia.Entrambi i genitori covavano l’uovo per circa sei settimane prima della schiusa. La piccola alca lasciava il nido dopo due o tre settimane, nonostante i genitori continuassero a prendersene cura. Raggiungeva i 75-85 cm di altezza e pesava circa 5 kg; era quindi la specie più grande della famiglia degli Alcidi. Aveva il dorso nero e il ventre bianco. Il becco, anch’esso di colore nero, era robusto e ricurvo, con scanalature sulla superficie. Durante l’estate, il piumaggio dell’alca presentava una macchia bianca sopra ad ogni occhio. Durante l’inverno, le macchie venivano perdute, ma una fascia bianca si sviluppava e si estendeva attraverso gli occhi. Le ali erano lunghe solo 15 cm, e non consentivano all’uccello di volare. Al contrario, l’alca era un’ottima nuotatrice, caratteristica che impiegava durante la caccia. Per quanto agile fosse nell’acqua, sulla terra era piuttosto goffa. Le coppie di ALCA rimanevano unite per tutta la vita. In origine, essa veniva considerata dai nativi americani come un animale sacro, tanto che molti uomini della cosiddetta cultura arcaica marittima venivano seppelliti insieme a parti anatomiche di ALCA impenne. Ma l’estinzione di questi uccelli arrivò con la venuta dei primi esploratori europei, che le utilizzarono come cibo o esche per la pesca e il loro numero iniziò a scendere. Gli scienziati cercarono di richiamare l’attenzione sul fatto che l’alca sarebbe scomparsa a causa di questi comportamenti, ma ciò non bastò a fermare i musei e i collezionisti privati alla ricerca di spoglie e uova. Con l’uccisione degli ultimi due esemplari il 3 luglio 1844 a Eldey, l’alca scomparve.

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